Come la routine quotidiana influisce sul peso: perché mangiare a ore non funziona per tutti

Fin dall’infanzia ci viene insegnata una routine: colazione alle otto, pranzo all’una, cena alle sette.

Questo orario è comodo per la vita sociale e il lavoro, ma ignora completamente i ritmi circadiani individuali di ogni persona, secondo un corrispondente di .

Ingozzarsi forzatamente di cibo perché è “ora” mentre il corpo non ha ancora segnalato la fame è un modo infallibile per alterare i meccanismi di regolazione naturale e mettere su chili di troppo. Il vostro cronotipo – se siete gufi o allodole – determina non solo l’ora di alzarsi, ma anche il picco di secrezione degli enzimi digestivi e degli ormoni.

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La “civetta” che si costringe a fare una colazione abbondante all’alba lo fa a spese della digestione e del comfort, perché il suo metabolismo è ancora addormentato. Il suo corpo si sveglierà alle undici e allora il cibo sarà digerito correttamente, ma le norme sociali le dicono già di pensare al pranzo.

Le diete rigide non tengono conto nemmeno delle fluttuazioni giornaliere della nostra attività e del nostro sforzo. In una giornata piena di riunioni e di stress, è possibile che non si senta fame fino a sera, e questa è una reazione normale del sistema nervoso.

Mentre in un fine settimana tranquillo, con una passeggiata, l’appetito può arrivare prima ed essere più forte. Adeguarsi a queste fluttuazioni naturali significa rispettare il proprio corpo, non imporre un programma astratto.

L’alimentazione intuitiva, o flessibile, sembra spesso un pasticcio dall’esterno. Ma all’interno è un sistema calibrato in cui mangiare diventa una risposta a un bisogno reale, non al ticchettio di un orologio.

In questo modo si riduce il rischio di sovralimentazione, perché si inizia a mangiare quando si ha già una fame moderata, invece di arrivare al limite, che porta a divorare il cibo in modo rapido e incontrollato. Smettete di vergognarvi del vostro “disordine” quando notate che durante i viaggi di lavoro, con i loro orari fluttuanti, il vostro peso rimane stabile e la vostra digestione è perfetta.

A casa, invece, mentre cercavano di mangiare “correttamente”, lottavano costantemente con la pesantezza di stomaco e i pensieri sul cibo. Si è scoperto che il “momento giusto” personale arriva intorno alle undici, alle tre e alle otto di sera, e che non si tratta di un’aberrazione, ma di una norma.

Gli esperti di salute metabolica parlano sempre più spesso non di un regime, ma della “finestra alimentare”, ovvero il periodo di tempo in cui si assumono tutti gli alimenti nell’arco della giornata. Ridurla a 8-10 ore, ad esempio, può avere effetti positivi sulla salute, ma l’orario di inizio di questa finestra può e deve variare a seconda dello stile di vita e del cronotipo.

L’importante non è quando si mangia, ma lasciare il tempo necessario per una digestione completa e per riposare tra un pasto e l’altro. Seguire ciecamente un regime significa mangiare per il programma, non per se stessi.

È molto più utile sviluppare un ritmo sincronizzato con il proprio orologio interno piuttosto che con un calendario di produzione. Questo vi libera da inutili ansie quando le circostanze cambiano e dà al vostro corpo la flessibilità che è il segno della vera salute.

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